Obama non incontra Putin, tira un’aria da Guerra fredda

Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, non vedrà Vladimir Putin a Mosca per l’incontro bilaterale programmato alla vigilia del G20 di San Pietroburgo il 5 e 6 settembre. Il motivo del rifiuto americano ha un nome e un cognome, Edward Snowden, ma il comunicato con cui la Casa Bianca ieri ha annunciato la defezione specifica che l’ex contractor della Nsa incriminato da Washington e al quale Mosca ha concesso asilo politico per almeno un anno è soltanto un epifenomeno del revival da Guerra fredda: “In seguito a un’attenta revisione iniziata a luglio, abbiamo concluso che non ci sono stati sufficienti progressi nell’agenda bilaterale con la Russia per organizzare un summit all’inizio di settembre”.
12 AGO 20
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New York. Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, non vedrà Vladimir Putin a Mosca per l’incontro bilaterale programmato alla vigilia del G20 di San Pietroburgo il 5 e 6 settembre. Il motivo del rifiuto americano ha un nome e un cognome, Edward Snowden, ma il comunicato con cui la Casa Bianca ieri ha annunciato la defezione specifica che l’ex contractor della Nsa incriminato da Washington e al quale Mosca ha concesso asilo politico per almeno un anno è soltanto un epifenomeno del revival da Guerra fredda: “In seguito a un’attenta revisione iniziata a luglio, abbiamo concluso che non ci sono stati sufficienti progressi nell’agenda bilaterale con la Russia per organizzare un summit all’inizio di settembre”. Ai “successi” bilaterali durante il primo mandato di Obama (il trattato per la riduzione degli arsenali nucleari, la cooperazione su Afghanistan, Iran e Corea del nord), Washington oppone lo stallo – e in alcuni casi i passi indietro – su altri dossier più urgenti, culminati nell’affronto di Putin su Snowden. Quando lo spione dei programmi di sorveglianza americani si è trasferito da Hong Kong all’aeroporto di Mosca, il presidente russo ha detto che gli avrebbe concesso asilo a condizione che smettesse di danneggiare gli Stati Uniti, ma non ha nemmeno voluto prendere in considerazione il mandato di cattura internazionale diramato da Washington. Dopo un mese di segregazione volontaria nella zona franca dell’aeroporto, la Russia ha accolto Snowden e il flusso delle rivelazioni pubblicate dal Guardian – il partner mediatico dell’ex contractor – non ha subito rallentamenti o deviazioni. “Anche la deludente decisione di concedere un asilo temporaneo a Edward Snowden è stato un fattore che abbiamo considerato per valutare lo stato attuale della relazione”, recita il comunicato della Casa Bianca. In un’intervista con l’anchorman e comico Jay Leno, Obama ha esteso il concetto: “Ci sono momenti in cui scivolano in un pensiero da Guerra fredda. Quello che dicono sempre al presidente Putin è che quello è il passato”.
Un passato fin troppo presente, se si considera che il gelo sull’asse Washington-Mosca spazia dalle incolmabili divergenze sul regime di Bashar el Assad in Siria – aggravato dal traffico di armi e mezzi fra i due alleati – i sistemi di difesa missilistici, i trattati commerciali, la deficitaria cooperazione sulla sicurezza nel caso degli attentatori di Boston, la questione dei diritti civili riportata alla luce da una serie di leggi putiniane dure contro gli omosessuali che hanno avuto una certa eco nell’opinione pubblica americana e nei palazzi di Washington. Snowden è soltanto un’incarnazione del dissenso bilaterale, e le voci dell’establishment democratico che chiedevano a Obama di cancellare l’incontro hanno avuto soddisfazione. In un editoriale pubblicato prima dell’annuncio della Casa Bianca, il New York Times si domandava retoricamente che motivo ha Obama di incontrare un leader “repressivo e arrogante” che ha mostrato di non avere alcuna intenzione di fare un passo verso Washington. Elogiando la scelta di Obama, il senatore democratico Chuck Schumer ha detto che Putin “si sta comportando come un bullo nel cortile della scuola e non merita il rispetto che un summit bilaterale gli avrebbe concesso”. Anche un editoriale di Bloomberg News di alcuni giorni fa ribadiva che ci sono molti motivi per raffreddare le relazioni con la Russia, e Snowden non è quello fondamentale.

La diplomazia debole di Washington
Per la Casa Bianca, i temi sul tavolo “rimangono una priorità” e per questo Washington ha confermato l’incontro di domani del segretario della Difesa, Chuck Hagel, e del segretario di stato, John Kerry, con gli omologhi russi a Washington, un meeting che servirà per sondare il terreno e valutare il tono che Washington vorrà usare con Mosca dopo mesi in cui dal fronte repubblicano – e non solo – sono piovute critiche sulla tendenza obamiana a trattare con alleati e avversari da posizioni di debolezza. A Putin, che fra le altre cose si sta preparando per gli approfonditi scrutini che accompagneranno le Olimpiadi di Sochi, l’incontro con Obama avrebbe concesso un gradito credito d’immagine a livello internazionale, ma la diplomazia – come l’Amministrazione Obama sa, o dovrebbe sapere – non è una photo opportunity.